20 Mag 2022
LA SFUGGENTE ARTE DI PREVEDERE GLI INFORTUNI DA CORSA
Posted by Forrest Group Minerva
Creato: 20 Maggio 2022

La sfuggente arte di prevedere gli infortuni da corsa

I ricercatori stanno cercando indizi rivelatori sulla tua forza, flessibilità o posizione del corpo che segnalano un infortunio imminente. È più difficile di quanto pensi.

gif injury predictionLe lesioni da corsa, a differenza degli strappi agli ischiocrurali, di solito non compaiono istantaneamente. (Photo: Javier DÌez/Stocksy)
Un recente articolo di giornale sugli infortuni da corsa inizia, come prima frase, con questa gemma: "I podisti sono soggetti a un'elevata incidenza di lesioni agli arti inferiori compresa tra il 20% e l'80% circa". Questa pseudo-statistica, che ha avuto origine da una revisione sistematica del 2007 da parte di ricercatori olandesi, è una specie di scherzo tra gli studiosi del settore, una battuta iniziale che, fondamentalmente ammette, che non sappiamo nulla su chi si fa male e perché.

In questo caso è particolarmente appropriato, perché il nuovo studio finisce per evidenziare la vastità della nostra ignoranza. I ricercatori della Dublin City University, guidati dalla fisioterapista Sarah Dillon, hanno esaminato se sia possibile prevedere quali corridori hanno maggiori probabilità di infortunarsi sulla base di test caratteristici semplici come forza, flessibilità, posizione del piede e asimmetria. I risultati, che compaiono in Medicine and Science in Sports and Exercise, non dicono molto sulla nostra capacità di predire il futuro, ma hanno alcune importanti implicazioni sul modo in cui pensiamo al rischio di lesioni.

Lo studio ha coinvolto 223 podisti ricreativi, divisi in tre gruppi. Un gruppo era composto da 116 persone che avevano subito un infortunio, correlato alla corsa, alla parte inferiore del corpo tra tre e 12 mesi prima. Il secondo gruppo era composto da 61 persone che si erano infortunate più di due anni addietro, ma che successivamente erano in buona salute. E il terzo era composto da 46 unicorni [N.d.r.: modo ironico per definire l'eccezionalità] che non avevano mai subito un infortunio durante la corsa, definito come dolore che li ha costretti a limitare o interrompere l'allenamento per almeno sette giorni o tre sessioni consecutive, o consultare un medico o un altro operatore sanitario.

I corridori che si erano infortunati meno di tre mesi prima erano stati esclusi, per garantire che tutti stessero bene. Così erano rimasti gli infortunati da uno a due anni prima, per garantire una netta distinzione tra corridori infortunati di recente e coloro che sembravano aver riacquistato resistenza agli infortuni. Questo è importante, perché numerosi studi (inclusa la revisione del 2007) hanno concluso che uno dei migliori predittori di future lesioni è un infortunio precedente. Se sei stato infortunato e poi sei rimasto in salute per due o più anni, stai battendo le probabilità.

Tutti questi corridori sono entrati in laboratorio per una serie di test. La forza è stata valutata per vari movimenti dell'anca, del ginocchio e della caviglia. È stata misurata la flessibilità dell'anca e della caviglia, così come l'indice di postura del piedel'osso navicolare, che entrambi valutano quanto il piede è pronato (si piega verso l'interno) o supinato (si piega verso l'esterno). Per ciascuna di queste misure, è stato calcolato un indice di asimmetria in base alle differenze tra il lato destro e quello sinistro.

I risultati sono abbastanza facili da riassumere. I corridori infortunati di recente, senza infortuni per due anni e mai infortunati, avevano, in media, essenzialmente le medesime caratteristiche. In effetti, le piccole differenze che sono emerse erano l'opposto di quello che ti aspetteresti: i corridori mai infortunati avevano polpacci più deboli di entrambi i gruppi infortunati, e più deboli abduttori dell’anca rispetto ai corridori infortunati di recente. Questa è una cattiva notizia per la speranza di proteggerti dagli infortuni eseguendo alcuni semplici test, identificando i punti chiave deboli e risolverli con esercizi mirati.

Le due possibili spiegazioni fornite dai ricercatori sono che i corridori infortunati di recente avevano una forza uguale o maggiore perché stavano facendo diligentemente esercizi di riabilitazione. In effetti, l'87% dei corridori infortunati di recente, hanno riferito di aver seguito un protocollo di riabilitazione, sebbene la mia esperienza aneddotica generalmente implichi:

  • ricevere un foglio di carta con la descrizione di alcuni esercizi;
  • inculcarli mentalmente a metà per alcune settimane;
  • quindi annoiarsi e, di proposito, dimenticarli.

Un'altra possibilità è che i corridori infortunati abbiano sviluppato schemi di movimento compensatori che hanno rafforzato i muscoli non infortunati mentre coprivano quelli infortunati.

A mio avviso, è più probabile che un approccio così ampio, che raggruppa insieme tutti gli infortuni da corsa, sia destinato al fallimento. Forse le persone che sviluppano il ginocchio del corridore hanno delle anche leggermente più deboli, e le persone che sviluppano dolori tibiali mediali hanno dorsiflessori della caviglia leggermente più deboli, e le persone che sviluppano la fascite plantare hanno polpacci leggermente più stretti e così via. Raggruppali tutti insieme e nessuno di quei segnali di pericolo sarà nel complesso statisticamente significativo.

Se stai cercando le cause profonde e stai riflettendo sull'eterna domanda filosofica del perché i brutti infortuni colpiscono le brave persone, allora questi avvertimenti sono importanti. Nonostante il mancato risultato del nuovo studio, è ancora possibile che ci sia una ragione anatomica per il tuo infortunio, invece che un brutto tiro con i dadi. I test attuali non sono abbastanza sensibili per rivelarlo. Ma in pratica, se stai effettivamente cercando di prevedere e prevenire gli infortuni, questo è un problema.

In una conferenza di alcuni anni fa, ho ascoltato un discorso molto interessante del ricercatore norvegese Roald Bahr sugli infortuni sportivi, sull'uso dei test di screening per la forza, la flessibilità e così via per prevederli. Il suo punto chiave: "L'associazione statistica è molto, molto diversa dall'avere capacità predittive". Ad esempio, è stato coautore di uno studio prospettico che ha rilevato che i giocatori di calcio con muscoli posteriori della coscia più deboli avevano maggiori probabilità di contrarre lesioni a quei muscoli. Ma quell'associazione statistica non si è tradotta in previsioni utili: qualunque soglia abbiano scelto per definire quei muscoli come "deboli" ha lasciato troppi falsi positivi (giocatori con muscoli posteriori della coscia “deboli” che non si sono infortunati) e falsi negativi (giocatori con muscoli posteriori della coscia “forti” che si sono infortunati).

Bahr ha concluso che non dovresti prescrivere esercizi ad atleti sani sulla base di test di screening. Se hai un intervento che ha dimostrato di ridurre il rischio di infortuni, come il Nordic hamstring curl nei giocatori di calcio, dovresti spingere tutti a farlo, piuttosto che cercare di indovinare chi ha un rischio di lesioni marginalmente maggiore o minore. Ciò ha senso, anche se avresti difficoltà a convincere un gruppo di podisti esperti a concordare quali esercizi, se esistenti, soddisfino quella soglia.

Se tutto ciò sembra un po' deprimente, vale la pena ricordare che gli infortuni dovuti alla corsa, a differenza degli stiramenti dei muscoli posteriori della coscia, di solito non si verificano istantaneamente. Si accumulano lentamente come conseguenza di troppo, troppo presto, troppo a lungo. Dolie e dolori transitori sono probabilmente indicatori migliori di qualsiasi test di screening, quali debolezze e squilibri che è necessario affrontare. E se ti infortuni, non essere troppo duro con te stesso: nonostante quello che il tuo terapista potrebbe dirti, con il senno di poi, nessuno se ne è accorto.

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  Alex Hutchinson - 7 maggio 2021

 



Tratto da: https://www.outsideonline.com/2423442/running-injuries-prediction-research


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